Corso SEO per Ecommerce
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Quali categorie attaccare per prime: analisi di mercato e competitor

Imparare a scegliere su quali categorie di prodotto investire per prime, con un metodo a 4 criteri invece che a istinto

Livello
base
Corso gratuito
A chi è rivolta
Founder e manager di ecommerce che gestiscono (o vorrebbero gestire) la SEO in autonomia
Obiettivo
Imparare a scegliere su quali categorie di prodotto investire per prime, con un metodo a 4 criteri invece che a istinto

Nella lezione scorsa hai fatto la diagnosi dei 3 pilastri. Ora la domanda è un'altra: da dove parti davvero? Hai magari 40, 150, 500 categorie a catalogo, non puoi ottimizzarle tutte insieme, e se ci provi, non ne farai bene nessuna.

L'errore più comune

Il proprietario ottimizza per primo il prodotto che ama di più, o quello che vende da più tempo, non quello con più margine, più ricerche o meno concorrenza. È la scelta più naturale, ed è quasi sempre quella sbagliata.

La categoria giusta da attaccare per prima non è quella che ti piace di più. È quella dove il rapporto tra sforzo e risultato è più favorevole. Per capirlo, servono quattro criteri, non uno solo, altrimenti ti sposti solo il problema.

  1. 1Volume di ricerca reale: quante persone cercano davvero questa categoria? Non supporlo, controllalo con Google Keyword Planner o Search Console.
  2. 2Competitività della SERP: chi occupa oggi la prima pagina, marketplace enormi e grandi brand, o piccole aziende come te?
  3. 3Margine per vendita: una categoria con tanto traffico ma margini risicati può valere meno di una nicchia con meno ricerche ma alto margine.
  4. 4Coerenza con l'assortimento reale: hai davvero abbastanza SKU e stock stabile in quella categoria, o rischi di promettere in SEO quello che il magazzino non regge?

Il secondo criterio, la competitività della SERP, è quello che quasi nessuno controlla prima di partire, ed è anche il più veloce da verificare. Prova questo: apri Google in incognito, cerca il nome generico della tua categoria principale ("scarpe running uomo", non il tuo brand), e guarda chi occupa la prima pagina. Se sono tutti marketplace enormi e grandi catene, quella è una battaglia lunga, non è detto che vada evitata, ma di sicuro non è la prima da combattere. Se invece vedi mescolate PMI, blog di settore e qualche big brand, hai davanti un'opportunità reale di scalare in tempi ragionevoli. Se vuoi vedere questo tipo di analisi già fatta su nicchie reali italiane, con share of voice e dati concreti, dai un'occhiata a Migliori, è lo stesso metodo, applicato a decine di settori diversi.

Caso tipico

Un ecommerce di casalinghi con oltre 200 categorie ha scoperto, incrociando i dati di vendita con quelli di ricerca, che circa l'80% del fatturato arrivava da appena una dozzina di categorie. Ha spostato lo sforzo SEO su quelle, invece che spalmarlo su tutto il catalogo, risultati visibili in tre mesi, invece che diluiti su un anno intero senza vedere nulla di concreto.

Questo non vuol dire ignorare per sempre le altre categorie: vuol dire non partire da lì. Le categorie a basso volume o alta competitività restano nel piano, ma dopo, quando i primi risultati ti hanno già dato margine di manovra (anche economico) per investirci sopra.

Un ultimo avvertimento: questo esercizio va rifatto periodicamente, non una volta sola. Le SERP cambiano, i competitor si muovono, e una categoria che oggi è "battaglia persa" può aprirsi tra sei mesi se un grande player esce dal mercato o smette di investirci. La matrice priorità/competitività non è una fotografia definitiva, è uno strumento che rivedi ogni trimestre.

Nella prossima lezione entriamo nel dettaglio: una volta scelte le categorie su cui giocarti il primo colpo, come si fa la keyword research vera e propria, quella che ti dice cosa scrivere, non solo dove concentrarti.

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