Nella prima lezione hai visto il dato: il 53% degli utenti mobile abbandona un sito che supera i 3 secondi di caricamento. Quello che non abbiamo ancora visto è da dove nasce quella lentezza nella pratica, e soprattutto come intervenire senza dover assumere uno sviluppatore per ogni modifica.
Le immagini sono il colpevole più comune
Nella grande maggioranza degli ecommerce che ho controllato, il problema numero uno non è il codice del sito, è come vengono caricate le immagini prodotto. Una foto scattata con uno smartphone o una fotocamera moderna può pesare 4-8 MB e avere una risoluzione pensata per la stampa, non per il web. Se quella stessa immagine viene caricata così com'è, e mostrata in una pagina categoria insieme ad altre 30 foto identiche per peso, il browser deve scaricare decine di megabyte prima ancora che l'utente veda qualcosa.
La correzione più immediata, alla portata di chiunque: comprimere le immagini prima di caricarle (esistono strumenti gratuiti che fanno questo in pochi secondi), usare formati moderni come WebP o AVIF invece del classico JPEG quando la piattaforma lo permette, e caricare solo la dimensione effettivamente necessaria, non serve un'immagine da 4000 pixel di larghezza per uno spazio che ne mostra 400.
Mobile non è "il sito ridotto"
Un errore concettuale diffuso è pensare al mobile come a una versione più piccola del sito desktop. Google, dal 2018-2019, usa quella che chiama "indicizzazione mobile-first": valuta e posiziona il tuo sito principalmente in base a come si comporta su smartphone, non su desktop. Se la versione mobile del tuo ecommerce è più lenta, più povera di contenuto, o semplicemente più scomoda di quella desktop, è letteralmente quello che Google sta giudicando, non la versione bella che magari mostri con orgoglio sul tuo monitor da ufficio.
I problemi mobile più comuni, e più sottovalutati, sono pochi ma ricorrenti: testo troppo piccolo che obbliga a zoomare, pulsanti così vicini tra loro che si clicca quello sbagliato, e pop-up invadenti che coprono il contenuto appena la pagina si apre. Su quest'ultimo punto Google è stato esplicito già da tempo: gli interstitial troppo invasivi su mobile sono un fattore che penalizza attivamente il posizionamento, non solo un fastidio per l'utente.
Cosa controllare per primo, senza essere sviluppatori
Non serve un audit tecnico completo per iniziare. Il PageSpeed Insights di Google, gratuito, analizza qualunque pagina e restituisce un elenco di problemi con un'indicazione di quanto pesano sulla performance. La cosa importante è non farsi prendere dal panico se escono 40 suggerimenti: vanno letti in ordine di impatto, non tutti insieme. Spesso sistemare 3-4 voci in cima alla lista risolve la maggior parte del problema reale, mentre le ultime 30 voci hanno un peso quasi trascurabile.
Un secondo strumento gratuito, complementare al primo, è il report sui Core Web Vitals dentro Google Search Console: a differenza di PageSpeed Insights, che simula una visita, questo mostra dati reali raccolti dagli utenti che hanno davvero visitato il tuo sito, più lento a comparire i risultati, ma più fedele a cosa sperimentano i tuoi clienti veri.
- 1Comprimi ogni immagine prima di caricarla, non affidarti a "tanto il sito la ridimensiona da solo".
- 2Usa formati moderni (WebP o AVIF) quando la tua piattaforma lo consente.
- 3Apri il sito da un telefono vero, non solo dal browser desktop ridimensionato, molti problemi si vedono solo così.
- 4Controlla PageSpeed Insights e correggi prima le 3-4 voci con impatto maggiore, non l'intera lista in una volta.
Un ecommerce di arredamento aveva pagine categoria che pesavano oltre 15 MB, quasi interamente per foto prodotto non compresse caricate a piena risoluzione. Il tempo di caricamento da mobile superava i 9 secondi. Comprimendo le immagini esistenti (senza cambiare una sola parola di contenuto, senza toccare il codice) il peso delle stesse pagine è sceso sotto i 3 MB e il tempo di caricamento è passato sotto i 3 secondi, nessuna altra modifica, solo le immagini.
Nella prossima lezione restiamo in ambito tecnico, ma affrontiamo un problema più nascosto e specifico degli ecommerce: come i filtri e i parametri nell'URL possono silenziosamente sprecare il crawl budget del tuo sito, facendo sì che Google scansioni migliaia di varianti inutili invece delle pagine che contano davvero.
Un Audit SEO include l'analisi completa di Core Web Vitals e performance, con priorità chiare su cosa sistemare per primo.
Continua con la prossima lezione
Filtri, parametri URL e paginazione: dove muore il crawl budget del tuo ecommerce