Apri una qualunque categoria del tuo ecommerce e guarda i filtri laterali: colore, taglia, prezzo, marca. Utilissimi per chi acquista. Ma ogni combinazione di filtro che l'utente seleziona genera quasi sempre un URL diverso, e se hai 5 colori, 8 taglie e 4 fasce di prezzo in una sola categoria, hai già 160 combinazioni possibili di URL, quasi tutte con gli stessi identici prodotti mostrati in ordine leggermente diverso. Moltiplica questo per le centinaia di categorie di un catalogo medio, e capisci perché molti ecommerce hanno decine o centinaia di migliaia di URL che nessuno ha mai deciso consapevolmente di creare.
## Cos'è il crawl budget e perché ti riguarda
Google non ha risorse infinite da dedicare alla scansione di ogni sito: assegna a ciascun dominio un tempo e una quantità di richieste limitate, soprattutto per i siti più grandi. Questo significa che se Google passa gran parte del suo tempo a scansionare migliaia di varianti di filtro quasi identiche tra loro, gliene resta meno per accorgersi che hai aggiunto 50 prodotti nuovi la settimana scorsa, o che hai aggiornato una pagina categoria importante. Non è una questione di "quantità di pagine indicizzate" in astratto, è che il tempo che Google dedica al tuo sito, se sprecato su cose inutili, non torna indietro sulle cose che contano.
Il problema non è avere i filtri, è come si comportano
Nessuno ti sta dicendo di togliere i filtri dal sito, servono, gli utenti li usano, migliorano l'esperienza d'acquisto. Il problema è distinguere tra due cose molto diverse: le combinazioni di filtro che qualcuno cerca davvero su Google (es. "scarpe running nike taglia 42" ha un volume di ricerca reale, l'abbiamo visto nella lezione sulla keyword research) e le combinazioni che esistono solo perché tecnicamente possibili, ma che nessuno cerca mai (es. "scarpe running verde taglia 37 prezzo 80-90 euro"). Le prime meritano di essere indicizzabili. Le seconde no, e lasciarle indicizzabili è puro spreco.
Come si risolve in pratica
La soluzione tecnica più comune è dire esplicitamente a Google, per ogni pagina generata da una combinazione di filtri poco rilevante, qual è la pagina "vera" a cui fare riferimento, di solito la pagina categoria principale, senza filtri attivi. In questo modo l'utente può continuare a filtrare liberamente, ma Google concentra la sua attenzione sulla pagina che conta, invece di trattare ogni combinazione come un contenuto a sé stante.
Per la paginazione (quando una categoria ha centinaia di prodotti divisi in più pagine) il punto critico è assicurarsi che i prodotti nelle pagine successive alla prima restino davvero raggiungibili da un crawler, se il "carica altri prodotti" funziona solo cliccando un pulsante gestito interamente via codice, senza un link vero e proprio verso la pagina successiva, esiste il rischio concreto che una parte del tuo catalogo non venga mai scansionata.
- 1Controlla in Search Console quante pagine risultano "scansionate, attualmente non indicizzate", se il numero è molto più alto del tuo catalogo prodotti reale, è quasi sempre un segnale di filtri fuori controllo.
- 2Identifica quali combinazioni di filtro hanno un volume di ricerca reale (quelle vanno rese indicizzabili) e quali no (quelle vanno ricondotte alla pagina categoria principale).
- 3Verifica che la paginazione sia raggiungibile anche senza dover cliccare un pulsante gestito solo via codice, un link vero verso la pagina successiva è la soluzione più sicura.
- 4Non bloccare tutto per prudenza: l'obiettivo è concentrare l'attenzione di Google, non nasconderle metà del sito.
Un ecommerce di abbigliamento aveva oltre 40.000 pagine indicizzabili generate da combinazioni di filtro, a fronte di un catalogo di circa 3.000 prodotti reali. In Search Console, la stragrande maggioranza di quelle pagine risultava "scansionata, attualmente non indicizzata", segno che Google ci passava tempo senza poi ritenerle utili. Dopo aver ricondotto le combinazioni di filtro meno rilevanti alla pagina categoria principale, mantenendo indicizzabili solo quelle con volume di ricerca reale, la frequenza con cui Google scansionava le pagine prodotto nuove è aumentata sensibilmente nel giro di poche settimane.
Uno strumento utile per vedere con i tuoi occhi quante varianti di URL genera davvero il tuo sito, prima ancora di guardare Search Console, è un crawler come quelli elencati in Strumenti SEO, lanciarlo sul tuo dominio e ordinare le pagine trovate per pattern di URL rivela in pochi minuti l'entità reale del problema.
Nella prossima lezione restiamo in ambito tecnico, con un argomento che riguarda sia i motori di ricerca classici sia, sempre di più, l'intelligenza artificiale: i dati strutturati, cioè il modo in cui descrivi a Google (e non solo a Google) cos'è davvero un prodotto, quanto costa e se è disponibile.
In una Consulenza SEO parto sempre da un crawl completo per vedere esattamente cosa scansiona Google oggi, prima di toccare qualunque contenuto.
Continua con la prossima lezione
Dati strutturati per ecommerce: schema prodotto, spedizione, garanzia