Hai le categorie giuste su cui investire (lezione 2) e le keyword giuste da presidiare (lezione 3). Ma prima di scrivere una riga di contenuto, c'è una domanda che quasi nessuno si fa: come sono organizzate, fisicamente, queste categorie dentro il sito? Quanti click servono per arrivare da un prodotto alla home? Questa è la parte che chiamiamo "struttura", ed è quella che decide se tutto il lavoro fatto finora rende davvero o si disperde.
Un sito con troppi livelli di categoria, home, poi macro-categoria, poi categoria, poi sottocategoria, poi sotto-sottocategoria, e solo alla fine il prodotto, non sembra un problema finché non guardi i numeri. Ogni livello in più è un click in più per l'utente (che spesso abbandona prima) ed è autorità in meno che arriva al prodotto, perché il valore che il sito accumula (link, fiducia, segnali) si diluisce man mano che scende in profondità.
Perché la "regola dei 3 click" è un mito (e cosa conta davvero)
Probabilmente hai già sentito dire che ogni prodotto dovrebbe essere raggiungibile in 3 click dalla homepage, altrimenti l'utente abbandona. È un consiglio che gira da anni in ogni guida SEO, ed è anche, ufficialmente, un mito. Il Nielsen Norman Group, il punto di riferimento mondiale in usabilità, lo ha verificato più volte: non esiste uno studio che dimostri che gli utenti abbandonano dopo esattamente tre click. Contano poco i click contati in sé, conta molto se ogni click sembra portare l'utente più vicino a quello che cerca.
## Cosa conta davvero: la chiarezza ad ogni passaggio
Questo è anche il principio alla base di "Don't Make Me Think" di Steve Krug, uno dei testi fondamentali dell'usabilità web: un utente può fare anche cinque o sei click senza frustrarsi, a patto che ad ogni passaggio sia ovvio dove si trova e cosa deve fare per andare avanti. Il problema reale della profondità eccessiva non è il numero di livelli, è che più livelli aggiungi, più diventa facile che l'utente si perda, non sappia se sta andando nella direzione giusta, e più diventa difficile per Google distribuire autorità fino in fondo alla struttura.
Tradotto in pratica per un ecommerce: se hai un percorso tipo Home → Abbigliamento → Uomo → Sportivo → Running → Scarpe → Scarpe da strada, il problema non è "sono 6 livelli, troppi", è che a metà di quel percorso l'utente probabilmente ha già perso il filo di dove si trova rispetto a dove voleva arrivare. Se invece ogni passaggio ha breadcrumb chiari, categorie ben etichettate e nessuna ambiguità su dove si è, anche una struttura profonda può funzionare. Ma nella maggior parte dei casi reali, accorciare e accorpare resta la scelta più sicura, perché è più difficile sbagliare la chiarezza con meno livelli che con molti.
## Il problema opposto: troppe sottocategorie sottili
L'errore contrario, altrettanto diffuso, è la frammentazione eccessiva: decine di sottocategorie create "perché il gestionale le prevedeva" o "per essere precisi", ognuna con 2 o 3 prodotti dentro. Ogni sottocategoria è una pagina che deve guadagnarsi la propria autorità, se ne crei troppe e sottili, distribuisci il poco traffico e i pochi link che hai su tante pagine deboli, invece di concentrarli su poche pagine forti.
La domanda da farsi prima di creare una nuova sottocategoria non è "questo prodotto rientra qui?" ma "questa sottocategoria avrà mai abbastanza prodotti e abbastanza ricerche da giustificare una pagina propria?". Se la risposta è dubbia, spesso conviene accorpare in una categoria più ampia, con magari un filtro interno invece che una pagina indicizzata a sé.
Quando due pagine coprono la stessa cosa (cannibalizzazione strutturale)
Nella lezione sulla keyword research abbiamo visto la cannibalizzazione a livello di contenuto, due pagine ottimizzate per la stessa ricerca. Qui il problema è simile ma nasce dalla struttura stessa: capita spesso che "Scarpe running uomo" e "Running uomo" esistano come due categorie diverse nel menu, magari create in momenti diversi da persone diverse, che di fatto rispondono alla stessa identica ricerca con due URL differenti. Nessuna delle due riesce mai a consolidare autorità, perché ogni link e ogni visita si spalmano su entrambe invece che su una sola.
Un ecommerce di arredamento aveva sia la categoria "sedie da ufficio" sia "sedie ergonomiche" come pagine separate nel menu, con un catalogo prodotti quasi identico tra le due. Nessuna delle due posizionava bene, e i clienti stessi si confondevano su quale guardare. Unendo le due in un'unica categoria "sedie ergonomiche da ufficio", con "sedie da ufficio" trasformata in un semplice redirect, la nuova pagina unica ha raggiunto in due mesi un posizionamento migliore di quanto le due pagine separate avessero mai ottenuto insieme.
Come fare una verifica veloce sul tuo sito
Non serve un tool complesso per iniziare a vedere i problemi più grossi. Apri il menu di navigazione del tuo ecommerce e prova a rispondere a queste domande, categoria per categoria.
- 1A ogni passaggio (categoria → sottocategoria → prodotto) è ovvio dove ti trovi e cosa fare per andare avanti, o devi fermarti a capire?
- 2Esistono due o più categorie che, lette ad alta voce, sembrano descrivere la stessa cosa con parole diverse?
- 3Ci sono sottocategorie con meno di 5-6 prodotti dentro, create più per ordine interno che per bisogno reale dell'utente?
Se rispondi "no" alla prima domanda, o "sì" a una delle altre due, hai già individuato dove intervenire prima ancora di aprire un tool SEO.
Questo tipo di verifica strutturale è anche una delle prime cose che guardo in un Audit SEO: spesso il problema più grande di un ecommerce non è nei contenuti che mancano, ma nell'architettura che li rende difficili da trovare, per gli utenti e per Google allo stesso modo.
Nella prossima lezione entriamo finalmente nella scrittura vera e propria: come costruire una scheda prodotto che non sia la solita descrizione copiata dal produttore.
Un Audit SEO controlla anche l'architettura delle categorie, non solo i contenuti.
Continua con la prossima lezione
Schede prodotto: smetti di copiare il produttore