Scorri una qualunque pagina categoria di un ecommerce italiano scelto a caso: elenco prodotti, filtri laterali, e poi, se scendi fino in fondo, spesso un migliaio di parole di testo grigio su sfondo bianco che quasi nessuno ha mai letto. Lo sai anche tu, probabilmente: qualcuno te l'ha messo lì "perché serve per la SEO".
Serviva, fino a qualche anno fa. Oggi è il contrario: le linee guida di Google sui contenuti utili sono esplicite nel dire che i sistemi di ranking sono pensati per penalizzare contenuti creati principalmente per attirare visite dai motori di ricerca, non per rispondere a un bisogno reale di chi legge. Un blocco di testo tenuto in fondo alla pagina, scritto solo per infilarci keyword, che nessun utente scorre mai fino in fondo, è oggi uno dei pattern più facilmente riconoscibili come "contenuto per gli algoritmi", e va esattamente nella direzione opposta a quello che vuoi ottenere.
I due posti dove il testo conta davvero
Una pagina categoria non ha bisogno di un solo blocco di testo enorme. Ne ha bisogno di due, diversi per funzione e lunghezza, e il primo è più importante del secondo.
Sopra la lista prodotti
Poche righe, 100, al massimo 150 parole, tra il titolo della categoria e l'elenco dei prodotti. Non è lo spazio per fare SEO aggressiva: è lo spazio per orientare chi arriva, confermargli che è nel posto giusto, e magari anticipare un criterio utile per scegliere ("qui trovi scarpe da running per ogni tipo di appoggio, dal neutro al pronatore"). La keyword principale della categoria ci sta comodamente, in modo naturale, perché è letteralmente l'argomento della pagina, non serve forzarla.
Sotto la lista prodotti, se e solo se serve
Qui puoi permetterti più spazio, ma solo se hai davvero qualcosa da dire, e solo se lo scrivi per essere letto, non per essere ignorato. Una vera guida all'acquisto (come scegliere la taglia, i materiali, gli usi tipici), una tabella comparativa tra le sottocategorie, o le domande più comuni prima di scegliere in questa categoria. La differenza tra questo e il vecchio muro di testo SEO non è la posizione nella pagina, è che questo contenuto è scritto per essere davvero utile a chi lo trova, e la maggior parte delle volte le persone lo useranno.
Gli elementi che completano la pagina
Oltre al testo, una pagina categoria solida ha altri componenti che lavorano insieme:
H1 chiaroContiene la keyword principale della categoria, non un nome generico tipo "Prodotti" o un codice interno.
BreadcrumbRispecchia la gerarchia reale del sito, aiuta l'utente a orientarsi e Google a capire la struttura.
Filtri con etichette chiare"Taglia", "Colore", "Prezzo", non abbreviazioni o codici che solo il tuo team capisce.
Contenuto extra visibileSe c'è una guida o un confronto, deve essere raggiungibile senza clic nascosti o accordion aperti solo dai crawler.
Contiene la keyword principale della categoria, non un nome generico tipo "Prodotti" o un codice interno.
Rispecchia la gerarchia reale del sito, aiuta l'utente a orientarsi e Google a capire la struttura.
"Taglia", "Colore", "Prezzo", non abbreviazioni o codici che solo il tuo team capisce.
Se c'è una guida o un confronto, deve essere raggiungibile senza clic nascosti o accordion aperti solo dai crawler.
Un esempio di come cambia in pratica
Un ecommerce di articoli per la casa aveva, in fondo a ogni pagina categoria, circa 800 parole di testo generico ripetuto con piccole variazioni su tutte le categorie ("scopri la nostra vasta selezione di..."), nascosto sotto un accordion "Leggi di più". Il tempo medio di lettura di quel blocco, misurato con lo scroll tracking, era vicino allo zero. Sostituendolo con un'introduzione di 120 parole sopra i prodotti e una vera guida all'acquisto di 300 parole visibile sotto, entrambe scritte per rispondere a dubbi reali, le pagine hanno iniziato a guadagnare posizioni nel giro di un paio di mesi, e per la prima volta qualcuno ha iniziato a leggerle davvero fino in fondo.
Non tutte le categorie meritano lo stesso investimento
Vale la pena ricordare quello che abbiamo visto nella lezione sulla scelta delle categorie: se hai identificato 10-15 categorie prioritarie su un catalogo di centinaia, sono quelle a meritare un'introduzione su misura e magari una guida all'acquisto scritta apposta. Le categorie minori possono avere un'introduzione più semplice e generica (ma comunque vera, non copiata identica ovunque), l'investimento di tempo va dove porta più ritorno, esattamente come per le schede prodotto.
Nella prossima lezione usciamo dalle pagine di vendita vere e proprie e parliamo del blog: quando serve davvero e quando invece è solo un container di articoli che nessuno legge e Google non premia.
In una Consulenza SEO parto sempre da un content audit reale, pagina per pagina.
Continua con la prossima lezione
Il blog che serve davvero (non quello aziendale a caso)