Corso Link Building [GRATUITO]
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Tipi di link: dofollow, nofollow, sponsored, UGC — cosa vede davvero Google

Cosa cambia tra un link dofollow, nofollow, sponsored e UGC, perché Google li tratta in modo diverso dal 2019, e perché rincorrere solo i dofollow è un errore di prospettiva.

Modulo
Modulo 1 — Fondamenti
Durata lettura
8 min

Nella prima lezione del corso sulla link building abbiamo visto perché un link da un altro sito conta come segnale di fiducia. Ma non tutti i link sono uguali agli occhi di Google, e non solo per la loro qualità editoriale: esiste anche una differenza tecnica, scritta nel codice HTML della pagina, che dice al motore di ricerca come trattare quel link. Capire questa differenza è il primo passo pratico di questo corso, perché evita l'errore più comune di chi inizia: dare per scontato che "un link è un link".

Questa lezione spiega i quattro attributi principali che puoi trovare su un link, dofollow (l'assenza di attributo, di fatto), nofollow, sponsored e UGC, e cosa cambia davvero per il tuo posizionamento.

## In breve

Un link su una pagina web può avere diversi attributi rel nel codice HTML: nessun attributo (dofollow "di default"), nofollow, sponsored o ugc. Fino al 2019 Google trattava i link nofollow come completamente ignorati ai fini del ranking; da allora li considera "suggerimenti" (hint) che può decidere di seguire o meno in fase di crawling. Questo significa che un link building sano non può più limitarsi a inseguire solo i link dofollow: la fonte e il contesto contano più dell'attributo tecnico.

Dofollow: il link "di default"

Un link è dofollow quando non ha nessun attributo speciale, è il comportamento predefinito dell'HTML. Storicamente, era l'unico tipo di link che "passava" autorevolezza da un sito all'altro, motivo per cui per anni il link building si è concentrato quasi esclusivamente su come ottenerne il più possibile. Un link dofollow da una fonte pertinente e autorevole resta il tipo di link più prezioso da ottenere, ma non è più l'unico che conta, come vedremo tra poco.

Nofollow: da "ignoralo" a "forse seguilo"

L'attributo rel="nofollow" è stato introdotto nel 2005 per contrastare lo spam nei commenti dei blog: un webmaster poteva marcare un link come nofollow per dire a Google "non dare credito a questo link, non l'ho scelto io editorialmente". Per 14 anni Google lo ha rispettato alla lettera, ignorando completamente quei link.

Nel settembre 2019 Google ha cambiato approccio: il nofollow è diventato un "hint", un suggerimento che il motore di ricerca può scegliere di seguire o meno, sia per il crawling che per il ranking. In pratica: un profilo di link building che include anche link nofollow da fonti molto autorevoli (Wikipedia, grandi testate, forum di settore) non è "sprecato" come si pensava una volta, contribuisce comunque a un pattern di menzioni naturale che Google osserva.

Sponsored e UGC: trasparenza, non punizione

Sempre dal 2019, Google ha introdotto due nuovi attributi per essere più precisi:

  • rel="sponsored": da usare per link pubblicitari o a pagamento, se hai comprato uno spazio, un banner, o un post sponsorizzato con un link, questo è l'attributo corretto.
  • rel="ugc" (User Generated Content): da usare per link inseriti da utenti, come nei commenti di un blog o nei post di un forum, che il proprietario del sito non controlla editorialmente.

L'obiettivo di Google non è "punire" chi li usa, ma avere più trasparenza su come è nato ogni link. Anzi: non marcare correttamente un link sponsorizzato come tale è una violazione delle linee guida di Google sui link a pagamento, e può esporre a penalizzazioni manuali, molto più rischioso del semplice fatto che quel link "non passi autorevolezza".

## Esempio lampante

Immagina un consulente finanziario che ha ottenuto tre link nella stessa settimana: uno da un articolo di una testata di settore che lo cita come fonte esperta (dofollow), uno da un commento lasciato su un forum di investimenti dove ha risposto a una domanda utile (probabilmente ugc), e uno da un post sponsorizzato su un blog che ha pagato per farsi pubblicità (sponsored, marcato correttamente dal blog).

### INPUT

guardando il report del suo tool di analisi backlink, nota che solo uno dei tre link è dofollow, e si chiede se gli altri due "non servono a niente".

### ANALISI

il link dall'articolo della testata è il più prezioso in assoluto, fonte autorevole, pertinente, editoriale, dofollow. Il link ugc dal forum, pur non passando lo stesso peso, contribuisce comunque a un pattern di menzioni naturale e porta traffico reale da persone interessate al tema. Il link sponsored, marcato correttamente, non aiuta il ranking ma è comunque legittimo per visibilità e traffico diretto, e soprattutto non rischia una penalizzazione, a differenza di un link a pagamento non dichiarato.

### DECISIONE

invece di scartare mentalmente i link "non dofollow", li considera parte di un profilo complessivo che deve apparire naturale, un mix di fonti e tipi di link, non solo dofollow da siti sconosciuti disposti a scambiarli.

### OUTPUT

capisce che il vero indicatore di qualità non è l'attributo del link, ma la pertinenza e l'autorevolezza della fonte che lo dà, un principio che guiderà tutte le scelte di prospecting nei prossimi moduli.

Come farlo: verificare i tipi di link nel tuo profilo

  1. Controlla come sono marcati i tuoi link in ingresso. Molti tool di analisi backlink (inclusi quelli gratuiti come Google Search Console, in modo più limitato) segnalano se un link è dofollow o nofollow.
  2. Non scartare le fonti autorevoli solo perché nofollow. Un link nofollow da un sito enorme e pertinente vale comunque più di un dofollow da un dominio sconosciuto e fuori tema.
  3. Marca sempre correttamente i link che dai tu. Se scrivi un guest post con un link al tuo sito che hai negoziato o pagato, usa sponsored; se gestisci un blog con commenti aperti, marca i link nei commenti come ugc.
  4. Non farti ingannare da tool che promettono "solo link dofollow garantiti". È spesso il segnale di un servizio che vende link a pacchetto, l'esatto contrario di quello che serve per un profilo sano, ne parliamo nel modulo dedicato a cosa evitare.

## Errori comuni

Inseguire solo i link dofollow e ignorare tutto il resto

Un profilo fatto solo di dofollow da fonti minori, senza nessuna menzione nofollow da siti importanti, sembra artificiale, i profili di link naturali sono quasi sempre un mix.

Non marcare i link sponsorizzati come tali

È una delle violazioni più comuni e più rischiose delle linee guida di Google, perché facilmente individuabile in un controllo manuale.

Pensare che nofollow significhi "inutile"

Dal 2019 non è più vero: contribuisce comunque al pattern complessivo di menzioni e, in alcuni casi, Google può comunque decidere di seguirlo.

## In sintesi

I link possono essere dofollow (default), nofollow, sponsored o UGC. Dal 2019 Google tratta nofollow come un suggerimento, non un'esclusione totale, e ha introdotto sponsored e UGC per maggiore trasparenza, non per penalizzare chi li usa correttamente. Un profilo di link building sano è un mix naturale di questi tipi, con al centro sempre la pertinenza e l'autorevolezza della fonte, non l'attributo tecnico del singolo link.

## Cosa imparare dopo

Nella prossima lezione vediamo come leggere le metriche di autorevolezza di un dominio senza farsi ingannare da numeri che sembrano impressionanti ma non dicono nulla sulla qualità reale di un potenziale link.

### Fonti

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Le metriche di autorevolezza di un dominio: come leggerle senza farsi ingannare

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Trasparenza editoriale

Questo corso è stato realizzato con l'ausilio di AI generativa e successivamente revisionato e validato da Marco Salvo, sulla base dell'esperienza diretta su progetti reali. I contenuti vengono modificati e aggiornati nel tempo per restare allineati all'evoluzione di Google, degli AI Overview e degli assistenti conversazionali.

L'autore
Marco Salvo — consulente SEO, GEO, AEO

Marco Salvo

Consulente SEO · GEO · AEO

Curo personalmente i corsi gratuiti di questo sito. Le lezioni nascono con l'ausilio di AI generativa e vengono poi revisionate e validate da me sulla base del lavoro quotidiano su ecommerce e professionisti. Vengono aggiornate nel tempo, perché SEO e AI Visibility cambiano in fretta.