Il tuo sito o e-commerce non cresce?Ricevi le 7 email gratuite

Vibe coder: chi è, cosa fa e quali competenze servono

Un vibe coder è una persona che costruisce siti, applicazioni e automazioni descrivendo all'intelligenza artificiale ciò che vuole ottenere, invece di scrivere manualmente la maggior parte d

Vibe codingPubblicato il 2 settembre 202611 min di lettura
Vibe coder: chi è, cosa fa e quali competenze servono

Un vibe coder è una persona che costruisce siti, applicazioni e automazioni descrivendo all'intelligenza artificiale ciò che vuole ottenere, invece di scrivere manualmente la maggior parte del codice. Il suo lavoro non consiste però nel formulare un prompt e aspettare: deve definire il problema, guidare le modifiche, provare il risultato e decidere quando il software è abbastanza affidabile da essere usato.

La distinzione conta perché oggi chiunque può generare una schermata convincente. Portare un progetto dall'idea alla pubblicazione, collegando dati, autenticazione, API e sistemi esterni, è un'attività diversa.

Parlo anche per esperienza diretta. Lavoro sul web da più di vent'anni, conosco HTML, SEO, analytics e gestione di prodotto, ma fino a dicembre 2025 non mi sarei definito uno sviluppatore. Da allora ho iniziato a costruire ogni giorno con builder visuali e coding agent. Oggi riesco a svolgere attività che prima avrei affidato a un senior, senza per questo presentarmi come un senior developer.

È in questa distanza — tra ciò che puoi far generare all'AI e ciò che sai controllare — che si capisce davvero chi è un vibe coder.

Approfondisci gratis

Corso Lovable & Vibe Coding [GRATUITO]

Vai al corso gratuito

Chi è un vibe coder

Il vibe coder è chi trasforma intenzioni espresse in linguaggio naturale in software funzionante attraverso un ciclo continuo di generazione, prova e correzione.

Il termine deriva dal vibe coding, espressione introdotta da Andrej Karpathy nel febbraio 2025 per descrivere un modo di programmare in cui ci si concentra sul risultato, lasciando che un modello linguistico gestisca gran parte della sintassi. La definizione originale aveva anche un tono volutamente leggero: vedere qualcosa, chiedere una modifica, eseguirla e continuare finché il risultato sembra funzionare.

Da allora la parola ha iniziato a indicare situazioni molto diverse. Può essere vibe coder chi crea nel fine settimana una piccola applicazione personale, chi usa l'AI dentro un team di sviluppo oppure chi, senza una formazione informatica tradizionale, costruisce un SaaS che viene utilizzato da clienti reali.

Per questo non considero “vibe coder” una qualifica con uno standard professionale già definito. È soprattutto una descrizione del modo in cui una persona interagisce con il software. Anche Cloudflare definisce il vibe coding come un approccio che si affida fortemente ai modelli linguistici per generare codice. La competenza reale dipende invece da ciò che quella persona riesce a progettare, verificare e mantenere.

Cosa fa un vibe coder concretamente

Un vibe coder traduce un problema in istruzioni, osserva ciò che l'AI produce e guida il progetto fino a ottenere un comportamento verificabile.

In una giornata di lavoro può:

  • descrivere utenti, flussi e risultato atteso;

  • trasformare un'idea in requisiti più piccoli;

  • generare una prima interfaccia;

  • creare o modificare il modello dei dati;

  • collegare un database o un servizio esterno;

  • integrare un'API;

  • impostare login, ruoli e permessi;

  • riprodurre un errore e cercarne la causa;

  • far eseguire test a un coding agent;

  • controllare le modifiche nel repository;

  • distribuire una nuova versione;

  • leggere log e correggere problemi comparsi in produzione.

Non tutte queste attività richiedono di scrivere codice a mano. Richiedono però di sapere quale risultato aspettarsi. Se chiedi all'AI di aggiungere un sistema di autenticazione e poi provi soltanto che il tuo account riesce a entrare, non hai verificato che un utente non possa leggere i dati di un altro.

Il lavoro quotidiano è quindi meno simile a “programmare con le parole” e più simile a dirigere un collaboratore molto veloce che conosce molti pattern tecnici, ma non conosce automaticamente il tuo prodotto, i tuoi clienti e il rischio che sei disposto ad accettare.

Tre livelli diversi di vibe coder

Non tutti i vibe coder fanno lo stesso lavoro e la differenza principale è la responsabilità del risultato.

Livello Cosa costruisce Cosa controlla Rischio principale Sperimentatore Demo, landing, piccoli tool personali Aspetto e percorso principale Confondere una demo con un prodotto Builder operativo Strumenti interni, dashboard, automazioni Dati, ruoli, errori e integrazioni Dipendere da codice che non sa correggere Product builder SaaS e applicazioni usate da clienti Architettura, sicurezza, deploy e manutenzione Assumersi rischi superiori alla propria capacità di verifica

Non è una gerarchia morale. Un prototipo usa e getta può essere esattamente ciò che serve per verificare un'idea. Il problema nasce quando lo sperimentatore pubblica un prodotto con account, pagamenti o dati personali senza cambiare metodo.

Nel mio caso il passaggio è avvenuto lavorando su progetti sempre meno reversibili. Una schermata sbagliata si corregge facilmente. Un'autorizzazione sbagliata può esporre dati. Una migrazione sbagliata può compromettere il database. Quando cambia il costo dell'errore, deve cambiare anche il livello dei controlli.

Quali prodotti può costruire

Un vibe coder può costruire quasi tutte le categorie di applicazioni web, purché complessità e rischio restino compatibili con le sue capacità di verifica.

I casi più accessibili sono landing page, siti, directory, dashboard, calcolatori, CRM semplici, automazioni e strumenti interni. Builder come Lovable permettono di partire dall'interfaccia e collegare progressivamente database, autenticazione e funzioni server.

Un esempio personale è BeTask, il task manager che ho costruito con l'AI. Il prodotto include account, workspace, database, calendario e drag and drop. Per arrivare alla prima versione funzionante ho usato circa 30 crediti sui 70 disponibili nel piano del builder che stavo provando. Il numero non dimostra che un'applicazione costi sempre poco: mostra quanto si sia ridotta la distanza tra un bisogno operativo e un prototipo utilizzabile.

BeKnow ha richiesto un livello diverso. Collega Search Console, sitemap, contenuti, provider esterni e client AI. Nel suo server MCP ho verificato 32 operazioni di lettura e 19 di scrittura, organizzate sotto due strumenti principali. Separare lettura e modifica, applicare i permessi della workspace e richiedere conferme per le azioni sensibili non è lavoro da “prompt magico”: è progettazione del prodotto.

Questi due progetti mostrano anche il limite delle etichette. Entrambi sono stati realizzati attraverso il vibe coding, ma non richiedono lo stesso controllo, la stessa architettura o la stessa manutenzione.

Quali strumenti usa un vibe coder

Un vibe coder usa strumenti diversi a seconda della fase: builder per partire, coding agent per lavorare sulla codebase e servizi esterni per dati, autenticazione e distribuzione.

Un builder visuale è utile quando devi trasformare rapidamente un flusso in un'interfaccia. Un agente per il codice come ChatGPT Codex diventa più adatto quando il progetto vive in un repository e devi modificare più file, eseguire test o seguire la causa di una regressione.

Altri componenti frequenti sono:

  • GitHub per versioni e stati recuperabili;

  • Supabase o servizi analoghi per database e autenticazione;

  • API per collegare pagamenti, email, dati e modelli AI;

  • ambienti locali e anteprime per provare prima della produzione;

  • log, test e monitoraggio per capire cosa accade dopo il deploy.

Lo strumento non stabilisce il livello del risultato. Puoi utilizzare un coding agent avanzato e produrre comunque un sistema fragile; puoi usare un builder semplice e costruire un ottimo strumento interno perché il problema è ben circoscritto.

Quali competenze deve avere un vibe coder

La competenza centrale di un vibe coder non è scrivere prompt: è scomporre un problema e produrre prove che il risultato sia corretto.

Le capacità più utili sono cinque.

Definizione del prodotto. Capire per chi stai costruendo, quale comportamento serve e cosa può aspettare. L'AI riempie volentieri i vuoti, anche quando non volevi delegarle una decisione.

Ragionamento sui dati. Sapere quali entità esistono, come sono collegate e chi può leggerle o modificarle. Non serve progettare a memoria qualsiasi database, ma devi riconoscere quando il modello non rappresenta il prodotto.

Capacità di verifica. Trasformare “sembra funzionare” in casi controllabili: percorsi normali, errori, utenti con permessi differenti e servizi non disponibili.

Conoscenza del web. Dominio, DNS, richieste HTTP, ambiente locale, variabili, API e deploy diventano rapidamente parte del lavoro. La lezione su che cosa sono le API è un buon punto di partenza per chi arriva da un percorso non tecnico.

Consapevolezza dei propri limiti. Sapere quando fermarsi e chiedere una revisione. Pagamenti, dati sanitari, permessi complessi o sistemi ad alta disponibilità possono richiedere uno sviluppatore esperto anche se l'AI è capace di generare il codice.

Serve conoscere la programmazione?

Non serve conoscere un linguaggio di programmazione per iniziare a fare vibe coding, ma serve imparare progressivamente come funziona il software che stai affidando agli utenti.

Per una landing o un piccolo tool personale puoi lavorare quasi interamente attraverso l'interfaccia del builder. Quando il progetto cresce, comprendere la struttura del repository, leggere un errore e riconoscere concetti come database, endpoint, autenticazione e migrazione riduce drasticamente la dipendenza dall'AI.

Io non sono partito da zero assoluto. Vent'anni di web, HTML, SEO, analytics e gestione di prodotti mi avevano già insegnato a descrivere problemi e verificare comportamenti. L'AI ha trasformato quel capitale in capacità di esecuzione software. Una persona con esperienza in operations, design, marketing o processi aziendali può avere un vantaggio simile: conosce il problema che il prodotto deve risolvere.

La sintassi è diventata meno importante. Il modello mentale del sistema non lo è.

Vibe coder e sviluppatore: qual è la differenza?

La differenza non è che uno usa l'AI e l'altro no: molti sviluppatori esperti utilizzano gli stessi agenti. Cambiano soprattutto profondità tecnica, capacità di verifica autonoma e responsabilità che la persona può assumersi.

Aspetto Vibe coder non tecnico Sviluppatore con AI Punto di partenza Problema, interfaccia e risultato Architettura, vincoli e codebase Scrittura manuale del codice Limitata o assente Disponibile quando serve Debug Guida l'AI attraverso sintomi e test Può verificare direttamente implementazione e runtime Architettura Si appoggia molto alle proposte del tool Valuta compromessi e conseguenze tecniche Velocità sul prototipo Potenzialmente molto alta Alta, con maggiore controllo iniziale Sistemi critici Richiede revisione competente Dipende dalla specializzazione dello sviluppatore

Uno sviluppatore può fare vibe coding. Un vibe coder può diventare progressivamente più tecnico. Le due categorie non sono squadre avversarie.

La descrizione più onesta della mia situazione è questa: oggi faccio anche cose da senior grazie all'AI, ma non uso questa capacità per attribuirmi automaticamente l'esperienza di un senior developer. Posso far analizzare una codebase, preparare una migrazione o scrivere test. Devo comunque leggere le evidenze e coinvolgere una competenza diversa quando non posso valutare il rischio.

Si può lavorare come vibe coder?

Il vibe coding può diventare una competenza professionale, ma “vibe coder” non è ancora un ruolo con mansioni e tariffe condivise.

La domanda di mercato tende a presentarsi in forma diversa: un'azienda vuole una dashboard, un professionista vuole automatizzare un processo, un founder vuole validare un MVP oppure un team vuole ridurre il tempo tra idea e test. Il cliente paga il problema risolto, non il numero di prompt utilizzati.

Questa competenza può quindi rafforzare ruoli già esistenti:

  • product manager che prototipano senza aspettare uno sprint;

  • marketer che costruiscono calcolatori e strumenti di acquisizione;

  • consulenti che trasformano un metodo in un'applicazione;

  • designer che rendono interattivi i propri flussi;

  • founder che validano un prodotto;

  • sviluppatori che delegano all'AI lavoro ripetitivo.

Può anche diventare un servizio autonomo di sviluppo software e automazioni con l'AI, ma in quel caso preventivo e responsabilità devono basarsi sul prodotto consegnato, sulla manutenzione e sul rischio, non sul fatto che sia stato costruito velocemente.

Quanto guadagna un vibe coder?

Non esiste uno stipendio o una tariffa standard affidabile per il vibe coder, perché il termine descrive ancora più un metodo che una professione regolata.

Una landing, un'automazione interna e un SaaS con pagamenti hanno valori e responsabilità completamente diversi. Presentare una cifra media darebbe una precisione falsa. Il valore economico dipende dalla competenza preesistente, dal problema risolto, dalla qualità della consegna e dalla capacità di mantenere ciò che è stato pubblicato.

Il vantaggio più concreto, almeno oggi, è la leva. Una persona capace di definire bene un problema può produrre prototipi, strumenti e automazioni che prima richiedevano più ruoli e più passaggi. Questa leva non elimina il bisogno degli specialisti: permette di usarli nei punti in cui il loro giudizio conta davvero.

FAQ sul lavoro del vibe coder

Vibe coder cosa significa?

Vibe coder significa persona che crea o modifica software principalmente attraverso istruzioni in linguaggio naturale rivolte a strumenti AI, controllando il risultato con prove e iterazioni invece di scrivere manualmente tutto il codice.

Cosa fa un vibe coder?

Definisce il risultato, genera prototipi e funzioni con l'AI, collega dati e servizi, prova i flussi, corregge errori e porta il progetto verso la pubblicazione. Le attività precise dipendono dalla complessità del prodotto.

Come si diventa vibe coder?

Si parte da un progetto piccolo e reale, imparando a descrivere requisiti, usare un builder, controllare errori e salvare versioni recuperabili. Successivamente si studiano database, autenticazione, API, test e deploy mentre il progetto li rende necessari.

Un vibe coder è un programmatore?

Può esserlo, ma non necessariamente. Un programmatore può lavorare in vibe coding e una persona non tecnica può costruire software con l'AI. La differenza emerge nella capacità di comprendere e verificare autonomamente codice, architettura e rischi.

Serve saper programmare per fare vibe coding?

No, non per iniziare. Serve però imparare a ragionare sul comportamento del software e aumentare i controlli quando entrano utenti, dati, pagamenti o altre conseguenze reali.

Il vibe coder sostituirà gli sviluppatori?

Non ci sono elementi per affermarlo in modo generale. L'AI riduce molto il costo di alcune attività e amplia il numero di persone che possono costruire prototipi. Nei prodotti complessi aumentano però anche il bisogno di architettura, sicurezza, revisione e manutenzione competente.

Essere veloci non basta

Se ricordi una sola cosa di questo articolo, ricorda questa: un vibe coder non si misura dalla quantità di codice che riesce a far generare, ma dalla qualità dei problemi che sa definire e delle verifiche che sa produrre.

L'AI può occuparsi della sintassi. La responsabilità del prodotto, dei dati e delle persone che lo utilizzeranno resta umana.


Sto trasformando ciò che imparo costruendo BeTask, BeKnow e questo stesso sito in un percorso dell'Academy. Se vuoi iniziare da un progetto guidato e capire cosa puoi realizzare senza essere già programmatore, entra nel corso gratuito su Lovable e vibe coding.

Newsletter · Lovable & vibe coding

Vibe coding per chi fa marketing.

Come costruisco siti, tool e MVP con Lovable e l'AI: workflow reali, errori inclusi, una volta a settimana.

L’iscrizione viene gestita con Sender. Puoi disiscriverti in qualsiasi momento.

L'autore
Marco Salvo — consulente SEO, GEO, AEO

Marco Salvo

Consulente SEO · GEO · AEO

Scrivo di SEO, GEO e AEO da chi la SEO la fa ogni giorno per ecommerce e professionisti. Niente teoria da manuale: quello che leggi qui è quello che uso sui progetti dei miei clienti.

Pubblicato il 2 settembre 2026Chi sono →Tutti gli articoli →