Mi è successo, di recente, una cosa che mi ha lasciato un po’ frastornato. Negli ultimi due mesi, ho riscoperto il piacere del ‘vibe coding’. Era qualcosa che facevo già, un passatempo, ma l’avevo messo da parte. Poi, ho iniziato a integrare l’intelligenza artificiale nel mio processo di ragionamento, quasi per gioco. E lì, la scintilla.
All’improvviso, mi sono ritrovato con qualcosa di incredibilmente funzionante tra le mani. Un software. Un software che sto pensando seriamente di mettere in vendita come abbonamento mensile. E mentre lo guardavo, mi sono chiesto: ma quali sono le mie skill, adesso? Chi sono diventato?
Nel giro di un anno, la mia professionalità è stata completamente stravolta. L’IA mi ha permesso di essere un developer, di realizzare tool complessi, senza dover imparare React o chissà quale altro linguaggio di programmazione. Non dico che non ci vogliano skill, sarebbe folle. Ma la curva di apprendimento è cambiata. E le porte che si sono aperte, anche.
È qui che il mio aneddoto personale si lega a qualcosa di più grande. Questo non è solo un racconto della mia esperienza; è un sintomo. Un segnale chiaro di come l’intelligenza artificiale non stia semplicemente ‘automatizzando’ compiti, ma stia creando nuove professioni e rimodellando quelle esistenti a una velocità che molti faticano a comprendere.
Il Velo della Percezione: Perché non vediamo l’ovvio
C’è un concetto in psicologia che trovo illuminante in questo contesto: il Bias di Ancoraggio. In pratica, la nostra mente tende ad ‘ancorarsi’ alla prima informazione che riceve su un argomento, e da lì, ogni nuova informazione viene interpretata in relazione a quel punto di riferimento iniziale.
È come se avessimo una vecchia mappa mentale del mondo del lavoro. E ogni volta che l’IA ci mostra una nuova strada, noi cerchiamo di inserirla in quella mappa, forzandola, invece di disegnare una mappa completamente nuova. Vediamo l’IA come uno ‘strumento’ per migliorare quello che già facciamo, non come un catalizzatore per fare cose radicalmente nuove, o per diventare professionisti totalmente diversi.
La scomoda verità che nessuno vuole affrontare
La verità è questa: nessuno vuole accettare il cambiamento. Le aziende cercano ancora figure professionali con il vecchio metodo. Le descrizioni di lavoro sono ferme a dieci anni fa. Vogliono lo sviluppatore che conosca X linguaggi, il marketer che sappia usare Y tool, il copywriter che scriva Z parole al giorno, tutte rigorosamente senza ‘aiuto’ esterno.
Ma il mondo sta andando avanti, e lo sta facendo senza aspettare nessuno. La gente, nel frattempo, continua a formarsi sulle stesse vecchie competenze, illudendosi di rimanere rilevante. Il mercato, forse, non è ancora pronto a digerire questa rivoluzione. Si rischia di andare troppo avanti e di non essere capiti.
O, peggio, se non vai avanti, sarai spacciato. Non potrai più risollevarti. Oggi, una persona da sola, con la giusta mentalità e una buona padronanza dell’IA, può diventare il competitor di aziende che hanno team interi alle spalle. È una realtà scomoda, un po’ spaventosa, ma innegabile. E se la ignori, lo fai a tuo rischio e pericolo.
Tre passi per non restare indietro (e forse, per avanzare)
Non si tratta di imparare un nuovo tool. Si tratta di un cambio di prospettiva radicale. Non c’è una formula magica, ma posso offrirti tre riflessioni che, per me, hanno fatto la differenza:
1. Smetti di definirti per le tue competenze attuali, inizia a definirti per i problemi che puoi risolvere. Le competenze sono fluide, cambiano. L’IA renderà obsolete molte delle skill tecniche che oggi consideriamo ‘must-have’. Ma la capacità di identificare un problema, di capirne le sfumature e di pensare a una soluzione efficace, quella è una skill umana, strategica, che l’IA non ti toglierà. Inizia a vedere te stesso come un ‘solutore di problemi’ prima che come un ‘esperto di X’.
2. Abbraccia la mentalità del ‘costruttore di sistemi’ (anche se non sai programmare). L’IA permette a chiunque di assemblare, di connettere, di creare. Non devi essere un ingegnere per pensare come un ingegnere. Impara a vedere i processi, le interazioni, le logiche. L’IA è la tua forza lavoro, ma tu sei l’architetto. Inizia a immaginare come diverse intelligenze artificiali possano collaborare tra loro e con te per creare qualcosa di nuovo e di valore.
3. Coltiva la curiosità e l’adattamento come superpoteri. Il mondo sta cambiando troppo velocemente per permetterti di ‘smettere di imparare’. Non parlo di corsi universitari o certificazioni infinite. Parlo di una curiosità quasi infantile, quella voglia di smontare le cose per vedere come funzionano, di sperimentare, di fallire e riprovare. L’adattamento non è solo sopravvivenza; è la chiave per fiorire in questo nuovo ecosistema.
Alla fine, la domanda che resta non è ‘cosa farà l’IA per noi?’, ma ‘cosa faremo noi con l’IA?’. E, forse, la domanda più importante di tutte: chi vogliamo essere in questo nuovo mondo?

