Aprire un Blog: Ha Senso bloggare o il blog è morto davvero?

“Che c***o lo apro a fare un blog?”

Partiamo da qui. Perché questa è la domanda giusta. Social che spaccano, Google che cambia ogni due per tre, l’AI che sforna una novità ogni 30 secondi. In questo casino, ha ancora senso parlare di blog?

Se te lo stai chiedendo, o se pensi che “bloggare” sia roba da dinosauri, questo non è solo un articolo. È la conversazione che dobbiamo fare.

Il problema è uno solo, e ci portiamo dietro le sue conseguenze da anni. Ci hanno venduto una favola, una favola più che tossica.

Perché abbiamo riempito di merda i motori di ricerca

Ci hanno insegnato a creare contenuti per Google, non per le persone.

Quante volte ce lo siamo sentiti dire nella SEO? “Scrivi per l’utente finale!”. E poi, alla fine, che cazzo abbiamo fatto davvero? Abbiamo guardato le keyword, i volumi di ricerca. Abbiamo scritto articoli che puntavano solo e unicamente a quella parola chiave.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: abbiamo inondato il web di schifo, di recensioni finte, di articoli creati solo per il nostro tornaconto, per un posizionamento che doveva portarci soldi tramite il traffico. I classici “money blog”. Studiavamo l’algoritmo per prenderlo in giro, per ingannarlo, e poi ci gasavamo per le vanity metrics, per il traffico, per due spicci di affiliazione.

Parla uno che su questo ci ha scritto un libro che ha venduto benissimo. A un certo punto, non scrivevamo nemmeno più noi. Delegavamo a marketplace esterni: “Voglio un articolo su questa keyword, mettici dentro queste altre e via”.

Ora, in un mondo in cui l’Intelligenza Artificiale fa questo “lavoro sporco” 150 miliardi di volte meglio di noi, cosa ci vogliamo raccontare? Se il tuo blog esisteva per rispondere a domande come “Quante calorie ha la pasta?” o “Quanto è alto l’Etna?”, che senso ha oggi?

Nessuno. Se il tuo bloggare era quello, allora sì: il blog è morto. Non ha veramente più senso. La differenza tra “riempire il web di parole” e “bloggare davvero” è tutta qui. Ne parlo senza filtri nel video qui sotto. Premi play.

Il Blog non è per Google: è Casa Tua (e la Tua Voce)

Ci sei? Bene. Allora hai capito il paradosso.

Le stesse persone che si chiedono se abbia senso bloggare, sono quelle che per informarsi vanno a leggere Search Engine Journal o il blog di Neil Patel. E perché ci vanno? Perché quelle informazioni, quel punto di vista, quell’analisi, non le trovano su ChatGPT o Gemini. Quelle piattaforme possono solo, forse, andare a leggere quegli articoli per farsi un’idea.

Ti rendi conto della differenza abissale? Quello è bloggare.

Il blog non serve per Google. Il blog non serve per intercettare una cazzo di keyword. Il blog serve per chi realmente ti cerca.

  • Per chi vuole ascoltare la tua voce.
  • Per chi vuole sentire da te come si fa una certa cosa.
  • Per chi vuole il tuo consiglio, la tua anima, la tua essenza.

E soprattutto, il blog è l’unico canale che puoi controllare davvero. Se YouTube ti chiude il canale, hai finito. TikTok, Instagram, Facebook… è uguale. Sono tutti canali dove il pubblico non è tuo, anche se l’hai pagato con le ads. È terra in affitto. Il blog è casa tua. L’unico asset di cui sei veramente proprietario.

Il tuo pensiero critico, la tua esperienza, il tuo stile sono le uniche cose che contano. Se io dico cose che solo io posso dire, con il mio punto di vista, domani tu non andrai a chiederle a un’IA. Verrai da me. Verrai direttamente sul mio sito per vedere cosa ho da dire.

Io non ti dirò mai quante calorie ha la pasta.

Quindi, oggi ha senso bloggare?

Sì, cazzo.

Oggi la comunicazione fatta su un blog, che ti permette di mostrare la tua autorevolezza, ha un valore immenso. È più forte che mai. Potrebbe crollare la SEO domani, ma se le persone ti cercano per nome, verranno sul tuo sito, entreranno nel tuo blog e rimarranno affascinate dal tuo pensiero.

Questo è il mestiere del blog oggi. La tua opinione, la tua esperienza e il tuo stile.

Quando inizierai a comunicare così, e ti chiederai “Ma ha senso bloggare?”, ti risponderai da solo.

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