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L’altro ieri Danilo Petrozzi ha pubblicato su Facebook una piccola chicca che probabilmente anche tu non hai ancora letto.

Ha spolverato un tema che in ambito SEO era da un po dimenticato, anzi più che dimenticato era proprio messo sotto chiave dentro qualche cofanetto maledetto relegato a non so quante mila leghe sotto i mari. Sto parlando di una tecnica SEO che veniva utilizzata sfruttando i Trackbacks o i più aggiornati pingback.

Ecco il post che ha condiviso e che ha fatto venire l’acquolina in bocca a diversi SEO che lo hanno letto.

Ma di che si tratta? Cosa è webmention?

Webmention è un modo semplice per comunicare al proprietario del sito che lo hai linkato, in pratica funziona così:

metti che Danilo ha il suo sito predisposto a ricevere webmention e che io in qualche modo io metta un link al suo sito e inserendo all’interno del link le istruzioni adatte per mandargli la notifica.

Danilo in tempo reale vedrebbe che io l’ho linkato e potrebbe rispondere al mio link in diversi modi, fai attenzione che il webmention potrebbe essere funzionante, non solo dal tuo sito ma anche dai social o da altre pagine web.

Tutto questo mi ricorda un articolo che ho scritto tempo fa su seopalermo dal titolo link building inversa se ti va leggilo 🙂

Ma torniamo a noi, si parlava di pingback e trackback vero?

Ecco il webmention non farebbe altro che sostituire il pingback che a sua volta sarebbe l’evoluzione del trackbacks che per definizione è un protocollo che permette ai blogger di ricevere una notifica quando vengono “citati” o meglio linkati  dall’esterno e il link in questo caso in automatico comparirà sulla pagina stessa.

La differenza tra Trackbacks e pingback sta nel fatto che il pingback verifica che realmente c’è stata una menzione nel trackback questo non avveniva.

Viene facile capire che in un’era dove i link facevano da padroni incontrastati e non vi era nessun controllo, lo SPAM generato con l’abuso di questa tecnica era arrivato alle stelle, fino a quando Google non ha preso dei provvedimenti e ha bannato tutti i siti che avevano milioni dipingback in entrata e in uscita attraverso i suoi animali che ogni tanto fa uscire dallo zoo.

Calcola che alcune pagine avevano talmente tanti link che veniva difficile anche caricarle sul browser, immagina!

Già infatti, un SEO con l’animo da spammer, (diciamo tutti) quando si accorgeva che un blog permetteva il Trackbacks o pingback, (ed allora non esisteva il rel=nofollow) non perdeva neanche 10 millesimi di secondi per mettere un bel link verso quel sito.

Tra l’altro era anche l’era del page rank e di siti anonimi che in meno di 1 mese avevano PR 6 inspiegabilmente hahhahah

Se vuoi prendere info dettagliate sul webmention ti consigli o di leggere questo articolo ma funge più o meno come il nofollow, ovvero ti basta aggiungere nell’html del link l’attributo rel=”webmention” ed il gioco è fatto, ma ricordati che il blog ricevente deve essere predisposto a questo, cosa che per il momento non è implementata nei CMS almeno fino ad oggi, ma ci sono dei plugin WordPress che possono aiutarti in questo come webmention for WordPress ecco il video postato su Vimeo da un certo  Andy sylvester in merito al funzionamento del plugin

webmention

Anche se dalle statistiche di scansione vedo che se ne fa un uso veramente limitato, (e ci credo visto che nessuno ne parla)  e oltre ad essere presente su w3c non viene suggerito da nessun SEO  ma come dice Danilo magari è solo questione di tempo e prima o poi anche il webmention potrebbe avere il suo bel periodo di gloria.

Puoi prendere altre info anche da qui  ma anche da questo video lisergico 🙂

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